Salone del sole

Nel salone, sono custoditi a circa cinque metri di altezza, degli affreschi che raffigurano le gesta di Castruccio Castracane degli Antelminelli, una figura tutta italiana di condottiero, che è stato vicinissimo a diventare Re, di un’Italia unificata sotto il suo dominio. Ghibellino, nasce a Lucca il 29 marzo 1281, dove morì il 3 settembre nel 1328.

Fu un uomo ambiziosissimo, un valoroso guerriero, che intraprese innumerevoli battaglie, combattimenti, ma poco valorizzato nei secoli successivi alla vita trascorsa.

Visse in un periodo storico tra basso Medioevo e Rinascimento, e le battaglie intraprese, le più importanti, sono raffigurate con questo ciclo pittorico, eseguito da un pittore ancora da studiare dettagliatamente.

Si sono ipotizzati alcuni autori, quali lo Zuccari, il Cavalier D’Arpino oppure Giustino Episcopi detto il Servolini.
Lasciamo questo arduo compito, dell’identificazione dell’artista, agli storici dell’arte, i quali sicuramente arriveranno ad una valida identificazione.

I dipinti sono in tutto tredici, di cui due sono soltanto decorativi, inoltre, nel corso del tempo hanno subito dei rimaneggiamenti ma grazie al padre, del Conte Ludovico Castracane possiamo oggi godere di una loro buona leggibilità ed interpretazione .

La prima raffigurazione, che ci permette di seguire le prime vicissitudini di C., è quella di fronte all’ingresso del salone, dove il nostro condottiero, si trova in Inghilterra, presso la corte di Enrico II dal quale è preso in simpatia per la comune passione al gioco della pallacorda. Percosso da un pugno datogli da un nobile inglese o dal lucchese Ciacco Roncini (secondo le fonti), il C. uccide con un colpo di pugnale l’offensore davanti al sovrano. La lite sarebbe avvenuta durante il gioco della pallacorda in cui il C. si è rivelato molto abile. Viene arrestato e rinchiuso nella Torre di Londra; riesce a fuggire con l’aiuto dei famigliari; si imbarca per le Fiandre. Nell’ ottobre 1325 per l’intercessione del suo medico Pancio da Controne, Enrico II gli farà pervenire una carta di perdono.

La seconda raffigurazione, rappresenta il C. che è al cospetto del re di Francia Filippo il Bello il quale viene arruolato, per combattere gli inglesi; gli è affidato il comando di una piccola squadra, acquista una notevole fama ed entra in dimestichezza con lo stesso re di Francia.

La terza raffigurazione rappresenta un C. al cospetto di Uguccione della Faggiuola, forse il più rinomato comandante ghibellino del periodo, e al suo seguito, combatte, conquista, ma C. cadde però in disgrazie presso Uguccione, invidioso della fama che il lucchese si era conquistato sul campo e fu fatto imprigionare, in attesa di essere giustiziato. il condottiero ebbe dalla sua il fato, venendo liberato durante una rivolta di popolo scoppiata a Lucca e Pisa contro il dominio di Uguccione.

La quarta raffigurazione descrive la   liberazione durante una rivolta di popolo, scoppiata a Lucca e Pisa, del nostro condottiero, contro il dominio di Uguccione.
La quinta raffigurazione in fondo alla parete che è collocata in Via Castracane, rappresenta che, l’imperatore, Ludovico il Bavaro, conferma a C. la nomina, che gli venne fatta dall’Arciduca d’Austria Federico I d’Asburgo di vicario per Lucca, la Lunigiana e la Val di Nievole.

(Ludovico il Bavaro concedette a Castruccio Castracani per i suoi meriti di inserire nel suo stemma araldico («Can bianco in campo Azzurro»), gli scacchi azzurro e argento dei Duchi di Baviera).

La sesta raffigurazione, sempre in fondo ci presenta C, che riprende le ostilità contro i fiorentini, irrompendo nel loro territorio, incendiando e razziando dove passava, di fatti l’artefice delle pitture, attraverso le sue pennellate, riesce a realizzare, una delle tante scene, piene di drammaticità e pathos.

La settima raffigurazione, sopra la porta d’ingresso, descrive C. impegnato, con l’aiuto di Filippo Tedici, alla sottomissione di Pistoia e in seguito, si narra che consolidò anche le sue mura abbattute dai Guelfi Fiorentini e Lucchesi nel 1306.

L’ottava raffigurazione a seguire, descrive il Papa Giovanni XXII, che incorona Ludovico il Bavaro, ma in seguito venne dallo stesso pontefice scomunicato assieme a C. per l’avversione al potere temporale della Chiesa.

La nona raffigurazione è un momento di gloria, quando C. viene incoronato comandante, principe della città di Luni -Sarzana e di Lucca.

Ultima scena della parete di destra viene dipinta dall’autore, cercando di esaltare al massimo la drammaticità e la gloria nello stesso tempo dell’evento, che consiste nella rivolta dei pistoiesi a ritornare a Pisa.

La rappresentazione dell’ultima scena, della parete che si affaccia sulla corte interna, è piuttosto articolata e internamente si evidenziano iniziando da sinistra, i figli Vallerano e Arrigo, di C.che reggono simile ad un trofeo la citta di Firenze, conquistata, ed il C. su un carro trainato da cavalli bianchi, si esibisce in gran trionfo con un angelo che gli incorona il capo d’ alloro, simbolo di vittoria e di trionfo, presso i Lucchesi, in stile romano.

Nell’episodio centrale, troviamo il Carroccio fiorentino, che è costituito, come si può notare da un carro trainato da due buoi, sul quale è posizionata “la Montalina” la quale era, la campana del castello di Montale, che per disgrazia si staccò mentre suonava i rintocchi, assieme ad altre campane, quando l’esercito fiorentino, guidato dal comandante Cardona (Spagnolo), si preparava per la conquista di Pistoia e Pisa.


Dietro la Montalina senza batacchio, svetta il bianco stendardo di Firenze, con il giglio rosso. Capovolta.
Intorno ci sono dei monaci, con delle candele in mano.

L’ultima scena raffigura la battaglia di Altopascio dove C. trionfa dopo una sanguinosissima battaglia, combattuta contro l’esercito fiorentino, guidato dal Cardona, e contro Urlimbaca altro condottiero assoldato da Firenze per la loro difesa.

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